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L’ARTIGIANATO ABRUZZESE

L’ARTIGIANATO ARTISTICO E TRADIZIONALE

L’ artigianato che oggi ammiriamo nelle botteghe e nelle fiere è frutto di abilità e perfezionamento millenario ed esprime pienamente l’anima abruzzese. Segue una panoramica delle principali attività presenti nella nostra regione.

ARAZZI –  Gli arazzi sono più della pittura, essi ne sono come il sogno – Edmond De Goncourt

 

Il disegno da seguire per realizzare gli arazzi si chiama cartone il lavoro viene svolto su un telaio orizzontale esclusivamente con lana colorata perché il filo spaccato è fedele ai colori del disegno originario. Sono realizzati solo a Penne e solo su commissione . Si producono ininterrottamente dal 1965 al 1993, nel 1997 si riapre il laboratorio. Le opere di Giacomo Balla, Capogrossi, Remo Brindisi, Avenali , Accattino, Afro Basaldella, Primo Conti sono state il cartone d i arazzi prodotti a Penne. Un arazzo prodotto a Penne decora la Biblioteca Nazionale a Roma. Sul territorio provinciale gli arazzi decorano l’Hotel Dei Vestini a Penne, la Banca Nazionale del Lavoro a Pescara sita in Corso Vittorio Emanuele, la sede a Penne di Brioni Roman Style, la sartoria dei film di James Bond.

CERAMICHE…andammo cinque miglia più oltre, a un’altra Terra detta le Castella (Castelli, Teramo), posta sopra di un colle, tra due fiumicelli; nella qual Terra si fanno vasellamenti nobili di candida terra, e se ne portano fino a Napoli. Ne vedemmo due botteghe, e ci fu dato da bere frà Serafino Razzi

biscotto: la ceramica da cuocere – caolino: minerale per ceramica – ceramica: lavoro fatto con l’argilla (dal greco keramicos) – compendiario: pittura su ceramica fatta con linee veloci – ingobbio: mettere un velo di argilla bianca sulla ceramica per poi cuocerla – invetriatura: ricoprire la ceramica con vernice vitrea istoriato: ceramica con soggetti narrativi – lumeggiatura: applicazione dell’oro o del bianco sulla ceramica – maiolica: la ceramica voce dal nome dell’isola di Maiorca mezza – maiolica: terracotta ingobbiata e verniciata, non dipinta e trattata come le maioliche complete – smalto: vernice che da alle ceramiche consistenza vetrosa – spolvero: disegno punteggiato e riportato sulla ceramica

CONFETTI di Sulmona Datemi due cannellini di Sulmona – Giacomo Leopardi

Dalla patria di Ovidio stupende lavorazioni di confetto interamente fatte a mano, una tradizione che colora da secoli gli eventi felici.

CUOIO INCISO …con antica pazienza,egli ama sentirsi affiorare sotto le dita, dalla eliminazione dell’inutile, le immagini di un segno grafico (…) da scoprire e fermare sul cuoio. Perciò i suoi alberi, dai tralci che attingono forma e movimento da un misto di osservazione realistica e di immaginazione, si infittiscono verso la cima di trame che paiono non possano, non debbano risolversi, definirsi...Giuseppe Rosato

La creatività si sbizzarrisce in mille ornamenti per mille funzioni: dagli elementi di arredamento all’oggettistica, dal pannello puramente decorativo a intere porte, bellissime e originali  – Titti Carta

DDU ‘BBOTTE…uno strumento musicale povero al quale non si addice un’aula seriosa di Conservatorio nato com’è tra calanchi e masserie, tra vigneti ed ulivi generosi, tra il sudore di una mietitura appena conclusa ed il profumo di un prezioso corredo nuziale steso al sole…Valerio Ruggieri

Lo strumento indispensabile per ogni serenata, il suono della tradizione portato nelle vie di ogni cittadina abruzzese alle promesse spose e alle ragazze corteggiate, per rivivere nella modernità usanze passate.

FERRO E RAME BATTUTITella Fornara, moglie di Vitillo, portava la callara e la cottora, lo spiedo, lu mortalo e lu pistello. La conca, lu maniero e la frissora. Mirabella portava la catena, lu gancio di ferro e la rasora, lu treppiede, lu cotturo e la padella, la cucchiara di rame e la tiella – Romualdo Parente

Si producono fin dall’antichità. In Abruzzo il ferro e il rame battuti annoverano maestri di eccelsa levatura. Gli artigiani del rame battono con un particolare martello di legno la lastra poggiata su una specie di incudine di legno dalle linee curve. I lavori prodotti in rame sono soprattutto per il cibo come le conche cilindriche a due manici con il ramaiolo per l’acqua potabile. Un particolare: i parrucchieri usavano versare l’acqua per lavare i capelli dalla conca di rame, per non elettrizzarli. Tradizionali sono anche i bracieri, i vasi, le pentole esposte davanti alle botteghe che esibiscono come biglietto da visita anche statuette e bassorilievi oltre alle cancellate e alle testate dei letti ricamate col ferro. Le botteghe artigiane sono locali modesti, dove troviamo tutti gli attrezzi caratteristici: forgia, incudine, martelli di varie proporzioni, bancone di lavoro e quant’altro è necessario per lavorare il ferro. Quando però il fabbro forgia il metallo la modestia dell’ambiente scompare come per incanto: a colpi di martello da una verga di ferro rovente nascono rami, foglie, alberi. 

MERLETTI Quando la Regina Isabella nel 1493 venne all’Aquila per visitare le reliquie di San Bernardino, i cronisti dell’epoca ricordano che ai cavalieri del seguito recarono meraviglia, nelle feste sontuose che preparò la città, la rigogliosa bellezza delle donne aquilane e la squisita ricchezza dei merletti onde erano adorne – Orazio D’Angelo

Pescocostanzo città nobile, con grossi patrimoni fondati sulla pastorizia, fu glorioso centro artigiano nei secoli dello splendore. Dei suoi ferri battuti rimangono insigni esempi nella Collegiata. Si pretende che i vecchi maestri avessero un loro segreto, e mescolassero succhi d’erbe delle montagne al ferro fuso rendendolo così più cedevole come una pasta agli estri della fantasia. Vi è chi si è posto a ricercare queste ricette oggi perdute per riportare il ferro a prodezze virtuose divenute impossibili. Fiorì a Pescocostanzo quel merletto abruzzese che, qui e specialmente a L’Aquila, giunse a una perfezione non inferiore a quella di Venezia e di Valenciennes. È incerto come questa arte sia giunta in Abruzzo; forse dal Settentrione, ma forse direttamente dalla Turchia. A Pescocostanzo è rinata la scuola del merletto, e ho visto ragazze e bambine con le dita annaspanti sulle fila del tombolo. È un lavoro che attrae ancora le donne di queste parti, dove le cento lire hanno conservato un valore. L’arte del merletto può rifiorire in Abruzzo, perché l’abilità rimane. (…) Pescocostanzo fu anche nido di orafi. La guerra ha disperso molte delle loro opere migliori. (…) La graziosa Scanno (…). In molte piccole botteghe si ha la prova dell’attitudine di questi artigiani noti ad eccellere come sarti. Sono questi infatti i vivai nei quali crebbero i migliori tagliatori per uomo delle nostre città; anche quelli che restano non sono sarti di villaggio. Guido Piovene Viaggio in Italia Milano 1957.
A Pescocostanzo, presso Palazzo Fanzago antico convento di clausura, è ospitato il museo del merletto. A Palazzo del Governatore ha sede la Scuola Comunale di Merletto a tombolo, finanziata con una specifica legge regionale dove i ragazzi possono seguire lezioni gratuite da giugno a settembre.

FUOCHI D’ARTIFICIONon c’è festa in Abruzzo in cui il profumo delle noccioline appena tostate non si confonda con l’allegria delle parature luminose o con i palloncini e delle note musicali. Ma, a tarda sera, i protagonisti più attesi diventano loro: i fuochi d’artificio. Che siano le pupe a bruciare ballando in piazza (Cappelle sul Tavo, Lama dei Peligni ecc.) oppure i riflessi e i giochi di luce sul mare (Francavilla, Fossacesia, S.Vito Marina ecc.) o ancora, più tradizionalmente , quelli in aria, i fuochi pirotecnici rappresentano il clou della serata. Il cielo si trasforma presto in una lavagna immaginaria sulla quale l’abilità di questi artigiani-artificieri disegna prima cupole di stelle colorate, fontane luminose, bengala scintillanti e poi “rovescia” tutta una suggestiva fantasmagoria di colori – Valerio Ruggieri

OROLe donne preferivano gli orefici ed amavano di destinare lo zafferano all’acquisto degli ori, ori per le figliuole, ori per le spose. Allora la vendita diventava un baratto: le donne consegnavano i loro cartocci profumati e dopo una minuziosa scelta nelle urne piatte di quei gioiellieri ambulanti, dopo pesi, verifiche e riprove, se ne tornavano a casa con uno spiritosanto raggiante, attaccato ad una collana nuova, o con un paio di orecchini a volute barocche, smaltate d’azzurro. Così lo zafferano formava piccoli tesori – Massimo Lelj

PIETRA SONANTE“la preta gentile del pogio” – Silvestro D’ Ariscola

 

Lettomanoppello in provincia di Pescara già nel Settecento annoverava maestranze scalpelline. Sculture esistenti nella zona testimoniano l’uso della pietra scolpita già dal mille. Si scolpisce a mano libera con mazzetta e scalpello il blocco di pietra dalla cava finendo il lavoro con carta vetrata e proteggendolo con prodotti idrorepellenti. La pietra bianca della Maiella, calcare bianco (più tenero e poroso) e calcare grigio (più duro e compatto, con possibilità di lucidatura) sono la materia prima in loco. Una particolarità è che il pezzo lavorato emette un “suono” secondo la grossezza, l’altezza, e quando nella bottega lavorano più persone si sente un’ orchestra “di pietra”. Degna d’attenzione la lavorazione della pietra arenaria di Frattoli a Crognaleto in provincia di Teramo

TESSITURA A TELAIOIl ticchettio dei telai incomincia ogni mattina all’alba, quasi simultaneamente: sembra un dialogo tra casa e casa; confidenze mandate oltre un muro e contraccambiate con un alfabeto melodioso che non muta da secoli – Hilde Mammarella

CESTI INTRECCIATI

Poche attività hanno mantenuto intatte nel tempo tutte le caratteristiche della lavorazione come quella dei canestri. La materia prima è sempre la stessa: le stecche di canna per il fondo del canestro e i vimini o le bacchette di olivo per le finiture. Spesso è impegnata l’intera famiglia e perfino i bambini liberano le canne dalle parti inutilizzabili, mentre tocca alle donne pensare a cogliere canne, vimini, bacchette di olivo e farli stagionare. Un canestro particolare è la fruscelle di giunco per ricotte e formaggi. I cesti di vimini servivano per la raccolta, trasporto e conservazione di numerosi prodotti agricoli quali le olive, l’uva e per lo stoccaggio dei cereali e dei legumi. Per ogni occasione c’era un cesto specifico: portare il cibo ai braccianti nei campi, i prodotti a vendere al mercato, il consòlo per il lutto, le pietanze alla puerpera.

LE PIGNATTE E LE CAMPANELLE DI LANCIANO Una materia povera che, trattata e lavorata dalle mani de “li pignatari” sull’apposito banchetto a pedale, prende forma e si rivela: vazzije, tiane, cicinelle, pignate, figure e campanelle allo stato grezzo, diventano realtà in pochi minuti. Cosa sono sagne e fagioli, cif e ciaffe, il brodetto di pesce o il coniglio senza quel fascino di antico che ci ricorda la cucina della nonna!?! – Valerio Ruggieri

I COLTELLI CONTADINI DI LORETO APRUTINO

La produzione antica prevedeva come materiale l’osso per i manici e il ferro per la lama. Nei tempi passati i coltelli venivano realizzati lavorando a mano la lama con diversi tipi di lima, poi si passava alla tempera e infine all’affilatura alla mola che assottigliava la lama rendendola tagliente, se il coltello era di pregio alla finitura seguiva l’arricchimento dell’oggetto con l’incisione del manico. Nella provincia di Pescara la produzione dei coltelli è esclusiva di Loreto Aprutino. Si racconta che gli imbonitori delle piazze per richiamare la gente cominciarono a gridare “Coltelli di Loretoooo!”. Era il segno del raggiunto successo.

 

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